sindacato milanese:

Attivo unitario Cgil Cisl Uil di Milano (18 aprile 2005)

Intervento del Senatore Antonio Pizzinato
(Commissioni Bilancio, Controllo Enti Previdenziali, Europa)
Ringrazio per l'invito che offre l'opportunità di svolgere delle riflessioni a questo convegno, partendo dalla buona e positiva base rappresentata dalla relazione di Stefano Landini, sull'insieme delle problematiche derivanti dalla presenza dell'amianto.
Siamo a oltre 35 anni dall'inizio delle lotte per eliminare l'amianto e i suoi effetti nocivi per la salute dei lavoratori e dei cittadini. Le lotte, a partire dell'inizio anni '70 in Piemonte - le cave di Balangero, l'Eternit di Casale Monferrato; in Lombardia - a Broni, a Seveso, alle Breda di Sesto, ecc - che portarono, fra l'altro, alla conquista nel 1973 dei primi Smal e della Legge Regionale sui Servizi sugli ambienti di lavoro presso le Ussl.
Dopo oltre 20 anni di lotte, scioperi, manifestazioni locali, nazionali con presidi di fronte al Parlamento, processi civili e penali, solo nel 1992 si riuscì a conquistare la Legge 257/92 che pose fine all’estrazione, alla sua lavorazione e all’utilizzo dell'amianto, si inserirono una serie di misure per la sua eliminazione, nonché a tutela dei lavoratori ex esposti all'amianto. Legge preceduta da un decreto legislativo che prevedeva la realizzazione dell'anagrafe degli ex esposti all'amianto.
L'anno successivo, con un decreto legge modificato e integrato in Parlamento, si è assicurata e ampliata la copertura finanziaria, all'insieme dei lavoratori, e i benefici agli ex esposti.
Purtroppo per anni, quasi un decennio, si sono eluse le misure per l'attuazione dei vari aspetti della Legge 257 (mappatura, piani regionali di bonifica, registro degli ex esposti, dei mesoteliomi, ecc). Solo nel 1999, il Governo D'Alema, promosse la prima conferenza governativa sull'amianto che consentì la verifica dello stato d’attuazione della legge.
Nel novembre 2004 a Monfalcone, con la Conferenza non governativa, si è fatta la sintesi di un anno di mobilitazione sociale e indicati gli obiettivi per una nuova, la terza, tappa di questa lotta che entro un decennio, nel 2015, deve concretizzare la completa fuoriuscita (l’eliminazione) dell'amianto in Italia: "mai più amianto!"
Questo, avendo presente che, con la Legge Comunitaria 2004 (da attuarsi entro il 2009), si prevede che, entro il 2015, l'amianto, oltre a non essere più utilizzato, deve essere eliminato in tutti i 25 stati dell'Unione Europea. Queste problematiche, a livello europeo, saranno affrontate nella conferenza europea sull'amianto che si terrà a Bruxelles alla fine ottobre 2005.
In questa terza fase o tappa, della lotta e iniziativa per la completa fuoriuscita dell'amianto è necessario operare sull'insieme dei problemi, ma avendo coscienza delle priorità: bonifiche, salute, tutela ex esposti.

PRIMO: LE BONIFICHE
A tredici anni dal divieto dell'estrazione e utilizzo dell'amianto, se si vuole tutelare veramente la salute degli italiani, è prioritario realizzare la completa fuoriuscita dell'amianto, entro 10 anni, con la bonifica delle fabbriche sia ove veniva lavorato che ove era utilizzato (tubazioni ecc..), degli stabili privati e pubblici, nonché del territorio. Si tratta di migliaia e migliaia di tonnellate di fibre d'amianto, di cemento con amianto (cementoamianto).
Per realizzare compiutamente le bonifiche è indispensabile realizzare: la mappatura della presenza dell'amianto, la scelta delle discariche specializzate e opportunamente attrezzate; il trattamento, la fusione delle fibre d'amianto prima del loro trasferimento nella discarica; i finanziamenti pubblici, l'incentivazione alla bonifica; la tutela dei lavoratori addetti alle bonifiche. Ogni Regione, con il contributo dello Stato, deve definire il suo programma e le tappe di realizzazione del piano decennale.
In Lombardia, le aziende che utilizzavano l'amianto erano 1.600, con centinaia di migliaia di dipendenti. A esse vanno aggiunte le fabbriche con macchinari coinbentati con l'amianto, le tubazioni, ecc.
Molte di queste aziende oggi sono chiuse, o hanno reparti dismessi. Milioni di metri quadrati di aree (industriali dismesse, non bonificate e con la presenza (anche dispersa) di amianto.
Inoltre vi sono gli stabili pubblici (scuole, asili, uffici, ecc) e privati con la presenza di cementoamianto (eternit) sui tetti e nelle tubazioni.
La Regione, partendo dall'attuazione anche della Legge Regionale n. 17, deve realizzare la mappatura e un programma di bonifiche con l'incentivazione alle imprese per la bonifica delle ex aree industriali e degli stabilimenti, nonché un sistema di incentivazione (aggiuntivo del 36% previsto dallo Stato) alla bonifica degli stabili privati e pubblici. Cosa ben diversa e di altra portata (più ampia, più costosa), dei piccoli interventi finanziati dalla Giunta Fomigoni.

SECONDO: LA SALUTE
Se l'eliminazione (con la bonifica) dell'amianto è il presupposto per tutelare in futuro la salute dei cittadini, la definizione di un programma d’intervento del Servizio sanitario è indispensabile per intervenire a tutela della salute, per curare i colpiti dal killer, delle centinaia di migliaia di lavoratori ex esposti all'amianto, loro famigliari, cittadini.
Il numero annuo, sempre crescente, dei decessi per mesotelioma pleurico, e malattie collaterali, in particolare in certe realtà, da Casale Monferrato, Monfalcone, a Sesto S. Giovanni e via elencando sottolinea - per certi aspetti - la drammaticità della situazione, che avrà il suo picco nel 2020-30.
Questi dati sottolineano la gravità dei ritardi (o negligenza) nella realizzazione in ogni Regione:
1. Il registro degli ex esposti all'amianto;
2. L'anagrafe dei mesoteliomi pleurici;
3. Il programma sanitario di monitoraggio, controllo medico, cura (gratuito e a carico del Servizio sanitario) degli ex esposti all'amianto.
Vi sono esperienze, realizzate nell'ultimo decennio, come quelle di Monfalcone (Gorizia), del Registro dei mesoteliomi della Liguria e del Veneto, gli interventi chirurgici dell'Istituto dei Tumori.
Un'esperienza molto interessante è quella della Comunità Montana del Cosentino (Arezzo) che, con la Asl, ha realizzato:
- Un programma pluriennale di controllo medico, periodico, e specialistico, specifico per i singoli sulla base dei risultati delle analisi mediche;
- Diverse articolate tipologie d'intervento.
Alla luce di queste esperienze, delle indicazioni della relazione e degli interventi che mi hanno preceduto, ritengo si debba richiedere alla Regione Lombardia e agli assessorati competenti di definire e realizzare un preciso programma, nella nostra realtà regionale e territoriale, che preveda: il registro ex esposti, l’anagrafe mesotelioma, un programma di monitoraggio ex esposti, la tipologia d’interventi; le sperimentazioni.

TERZO: TUTELA EX ESPOSTI
La Legge del '92 definì le misure previdenziali: oltre 200 mila sono state le domande presentate, diverse decine di migliaia sono di lavoratori lombardi. Anche grazie agli atti d'indirizzo del ministero del Lavoro, dei fini anni '90, altre 40 mila lavoratori hanno avuto riconosciuta l'esposizione ultradecennale e beneficiato del pensionamento anticipato, e circa 20 mila riconosciuti esposti, ma per meno di 10 anni, quindi nessun beneficio previdenziale. Oltre 90 mila domande respinte. Le restanti sono ancora all'esame dell'Inail e Inps.
Il Governo Berlusconi, con l'articolo 47 del Decreto 269/03 ha massacrato i diritti dei lavoratori, solo in parte salvati con l'articolo 3 della Finanziaria 2003, frutto di lotte, scioperi, manifestazioni e iniziative parlamentari. Finalmente – anche se con oltre un anno di ritardo - i ministri competenti hanno emanato il decreto attuativo e, in questi mesi, l'Inail e l'Inps hanno emesso le circolari applicative che prevedevano - per tutti i settori lavorativi - il termine inderogabile per la presentazione (o ripresentazione) delle domande ovvero: il 15 giugno 2005.
Ritengo che, alla luce di queste disposizioni, si debba operare a tutti i livelli (nazionale, regionale e provinciale) affinché l'Inail e l'Inps e gli altri Istituti previdenziali esaminino tutte le domande, vecchie e nuove, entro la fine dell'anno. Non vi sono più motivi interpretativi (leggi, decreti, circolari, sono state emanate), ogni lavoratore ha diritto di avere una puntuale risposta entro l'anno.
Resta irrisolto il problema di alcuni aspetti (meno di 10 anni, già pensionati, militari, ecc.) che va affrontato con una nuova legge. Ma la priorità è la costituzione del Fondo Nazionale vittime dell'amianto , con il contributo delle imprese, dello Stato e degli Istituti, per assicurare un sostegno alle vittime del killer amianto, e ai loro familiari.

CONCLUSIONE: PROPOSTE OPERATIVE
Concludendo questa riflessione, anche alla luce del dibattito, della relazione e del Convegno di Monfalcone, ritengo che operativamente si debba:
a) Rivendicare in ogni Regione un piano per l'intera legislatura (bonifiche, sanitaria, ecc.) sull'amianto;
b) Definire una proposta di legge nazionale (da presentare in questa legislatura, ma anche nella prossima) che, fra l'altro, ridefinisca i punti critici (tutela, bonifiche, sanità) ma in particolare, la costituzione del Fondo vittime amianto, il Fondo decennale per le bonifiche dell'amianto;
c) Poiché si è all'inizio della legislatura regionale penso che - senza voler interferire nell'autonomia del sindacato - , unitariamente Cgil-Cisl-Uil debbano aprire una vertenza con la Regione (su bonifiche, salute, vittime amianto) per definire contenuti e tempi di un’iniziativa pluriennale.
Questo mentre si opera per l'attuazione della Legge Comunitaria 2004, e si sviluppa l'azione in Europa e nel mondo. La terza fase , della lotta contro l'amianto, richiede determinazione e impegno!