Questa nostra iniziativa si colloca a 5 mesi di distanza dalla seconda conferenza non governativa sullamianto che si è tenuta il 12 e 13 novembre 2004 a Monfalcone (Gorizia).
Una conferenza non governativa appunto, indetta da CGIL CISL UIL, dallassociazione esposti allamianto (AEA), dallassociazione lavoro società legislazione (AL SOLE), dai medici e dagli operatori per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SNOP), insieme ad altre associazioni, alle amministrazioni locali; per la realtà milanese era presente il Comune di Sesto San Giovanni).
Varie personalità dellambientalismo e diversi parlamentari qualificavano la platea.
Questi diversi soggetti si sono assunti lonere di sopperire ad una carenza del governo che non ha più dato corso a nulla di concreto dopo la prima conferenza indetta dal governo DAlema nel 99.
Il vuoto post 99, causato da una non politica del governo, ha allontanato la soluzione del problema amianto.
Lo vogliamo ribadire ancora: la salute, dentro e fuori i luoghi di lavoro, è il bene più prezioso; non è barattabile né monetizzabile.
La discussione sullamianto non è altra cosa rispetto ad un contesto più generale, ad un modello di vita che tende a credere a torto: laria, lacqua, il territorio beni disponibili allinfinito.
Non è così.
Ecco perché ragionare sulle gravi ripercussioni delluso dellamianto non è altra cosa dallindividuare come priorità un nuovo modello di sviluppo; senza spinte demagogiche certo, ma senza giustificazioni fatalistiche.
Lamianto e il suo uso hanno caratterizzato quello che viene chiamato un ciclo produttivo basso, se non addirittura povero, degli anni dello sviluppo frenetico, non controllato e non qualificato che ha rappresentato una delle tappe della storia industriale di questo paese.
Ecco un tratto fortemente simbolico: oggi molti sostengono (e noi tra costoro) la necessità di superare una via bassa allo sviluppo, puramente quantitativa; dentro tale consapevolezza si inserisce lobiettivo concreto di liberarci dellamianto.
Si tratta di una nocività che coinvolge luoghi di produzione ma anche case, scuole, mezzi di trasporto.
Paradossalmente dobbiamo rilevare come il documento elaborato dal consiglio dei ministri il 12 novembre 2004, definito Testo Unico sulla salute e sicurezza, rappresenta il tentativo di riportare indietro le lancette dellorologio: basti pensare alla riduzione di buona tecnica e di buone prassi di norme legislative con la conseguente e grave deresponsabilizzazione dei datori di lavoro e depenalizzazione degli obblighi, indebolendo il ruolo degli RLS e le risorse destinate alla prevenzione.
Sul testo unico ritorneremo puntigliosamente e, per CGIL CISL UIL milanesi, valgono i deliberati assunti il 02/12/04.nellassemblea unitaria delle RSU e degli RLS.
Per quanto concerne loggetto della nostra discussione di oggi, lamianto, introdurre il concetto di esposizioni sporadiche e di debole intensità e lasciare la quantificazione di tali esposizioni alla discrezionalità del solo datore di lavoro costituisce una scelta inadeguata e pericolosa.
La storia ci insegna che nulla avviene per inerzia, che senza precisi obblighi di legge, senza il determinante ruolo di controllo e di prevenzione esercitato dal sistema pubblico, senza il clima attorno, quello costruito grazie ad anni di lavoro e di presa di coscienza dei lavoratori sullimportanza primaria della difesa della salute e della sicurezza a partire dai luoghi di lavoro.
Inoltre, il Testo Unico modificherebbe sostanzialmente le modalità di registrazione dei mesoteliomi.
Il registro dei mesoteliomi sarebbe ridimensionato, se non addirittura eliminato, con un grave danno alla funzione che tale registro ha assunto anche qui a Milano e in Lombardia così come in diverse altre regioni del nostro paese.
La conferenza di Monfalcone
La conferenza di Monfalcone ha lavorato in 4 gruppi che hanno rispettivamente discusso di:
- epidemiologia e aspetti clinico sanitari;
- ambiente e bonifiche
- trattamenti legislativi e previdenziali
- questione amianto in Europa e nel mondo.
I gruppi di lavoro hanno definito, con il contributo dei diversi partecipanti, proposte operative e chiare indicazioni di lavoro unitariamente condivise.
Non vogliamo, per ragioni di tempo, dettagliare le conclusioni dei 4 gruppi di lavoro.
Ricordiamo che gli atti e i delibarati della conferenza di Monfalcone saranno diffusi entro il 28 aprile, giornata simbolo per ricordare in tutto il mondo le vittime dellamianto.
In estrema sintesi, in campo epidemiologico e sanitario, si è deciso di indagare su settori poco conosciuti (attività edilizie di coibentazione, della marina civile e militare, dei vigili del fuoco e di altre cosiddette esposizioni atipiche).
E emersa, inoltre, lurgenza di valutare i possibili effetti dellamianto sulle popolazioni residenti in aree limitrofe a quelle di attività industriali che lavoravano lamianto, individuando modalità terapeutiche utili alla sorveglianza sanitaria degli ex-esposti.
Lefficacia delle cure proposte, lindividuazione e la precisazione dei compiti e dei ruoli delle A-USL e degli enti assicurativi, il potenziamento dei servizi di prevenzione nei luoghi di lavoro, la gratuità della prevenzione sanitaria, il rafforzamento del Registro dei mesoteliomi e degli esposti; sono solo alcune fra le cose ritenute più necessarie ed utili da approntare, con una visione unitaria nazionale, senza tuttavia sottrarre alle regioni le materie a loro demandate.
Sulle bonifiche territoriali e ambientali diventa prioritaria la definizione di una mappatura, di una fotografia dellesistente, anche attraverso il telerilevamento così come proposto nel PRAL lombardo.
Questo non è sufficiente; lamianto è stato usato in maniera indiscriminata: è entrato nella composizione di oltre 3.000 prodotti, alcuni di uso molto comune come: sigillanti, pasticche per freni, corde e tessuti, ma anche per la costruzione di tramezzi, di tetti, di condutture di acqua potabile, di intercapedini e stucchi usati in strutture pubbliche (asili, scuole, ospedali).
La pericolosità del suo uso nasce dalla proprietà che il materiale di amianto hanno di rilasciare nellaria microfibre a causa dellusura degli stessi, delle vibrazioni e delle infiltrazioni dacqua.
Lobiettivo serio è prima di tutto, il censimento delle imprese che utilizzano, o abbiano utilizzato, amianto nelle rispettiva attività produttive nonchè delle imprese che operano nellattività di smaltimento e bonifica.
E necessaria anche la predisposizione di programmi per dimettere lattività estrattiva dellamianto e realizzare la relativa bonifica dei siti.
Sono necessari , inoltre, per dare credibilità ad un intervento concreto, risorse pubbliche che siano in grado di mobilitare e attivare un concorso di investimenti privati per un piano di bonifica.
La programmazione, il monitoraggio e il coordinamento di un piano sullamianto devono essere affidati alle istituzioni locali (regioni, provincie, comuni) così come un ruolo delle Asl appare determinante per lo svolgimento dellattività di controllo e di bonifica , alla luce delle scelte politiche e normative di pertinenza delle regioni.
Sugli aspetti previdenziali e legislativi, a Monfalcone, sono stati ribaditi giudizi di insoddisfazione rispetto alle modifiche intervenute con larticolo 47 del decreto legge 269 del 2003 convertito nella legge 326/2003, nonché quelle relative al comma 112 dellart. 3 della legge finanziaria del 2003.
Nel merito, inoltre, si è deciso di chiedere e di farsi parte attiva per richiedere lestensione, la parificazione e lomogeneizzazione del trattamento previdenziale nei confronti di tutte le categorie di lavoratori esposti (compresi quelli pubblici).
Per CGIL CISL UIL si tratta di collocare tali problematiche allinterno di unazione più generale capace di dare risposte allinsieme dei lavori nocivi e usuranti (questione ancora aperta nei confronti del governo).
Listituzione del fondo per le vittime dellamianto, già ampiamente discusso nella Conferenza del 99 e reiterato in diverse proposte di legge depositate in Parlamento, deve essere specificato sia rispetto alle modalità di alimentazione che di attribuzione.
Rispetto alle problematiche europee ed internazionali attinenti lamianto è stata affrontata la questione dellallargamento a 25 degli stati aderenti allEU con particolare riferimento ai paesi di più recente adesione.
A tale scopo a Monfalcone è stata auspicata la convocazione di una Conferenza europea sullamianto e noi sollecitiamo i nostri parlamentare europei ad attivarsi in tale direzione.
Cè lesigenza di conoscere e misurarsi sulle diverse normative presenti nei vari paesi europei, tenendo conto che lamianto è un problema presente in modo consistente in tutto il vecchio continente.
Ma cè di più: allargando lo sguardo scopriamo che lamianto è un problema planetario che non riguarda solo i paesi emergenti o in via di sviluppo (come il Brasile o alcuni paesi africani e asiatici); a titolo esemplificativo notiamo che il Canada produce centinaia di migliaia di tonnellate di amianto ogni anno e che la maggior parte di tale produzione è esportata per essere utilizzata nella produzione di manufatti e navi.
Al Social Forum di Porto Alegre tenuto pochi mesi fa, si è istituito un Forum Mondiale sullamianto a cui hanno già aderito 25 stati nazionali.
Sono fatti importanti, così come è emblematica la decisione di indire per il 28 aprile di ogni anno la giornata mondiale in ricordo delle vittime dellamianto.
Queste sono, dunque, alcune linee precise per unazione coordinata e continuativa che accomuna diversi soggetti e che assegna a CGIL CISL UIL un ruolo non esclusivo, ma importante e decisivo, come è stato riscontrato anche a Monfalcone.
Linee di intervento sul nostro territorio
E nostra intenzione favorire un passaggio da una fase che potremmo definire risarcitoria ad una nuova che, non dimenticando gli aspetti risarcitori, (previdenza, fondo per le vittime, ecc
) come aspetti da rafforzare, migliorare, definisca una linea più compiuta capace di affrontare e portare a soluzione il problema amianto.
Tutto questo richiede lapertura di un confronto, con caratteristiche nuove e più puntuali, con la Regione Lombardia ma anche con il coinvolgimento dei comuni dellarea metropolitana milanese (proseguendo un percorso già consolidato con Sesto San Giovanni) e attivandone uno specifico con Corsico e con altre amministrazioni comunali sensibili allargomento).
Questi tavoli negoziali debbono recuperare un rapporto continuo e meno sporadico con le Asl, con le altre strutture sanitarie del nostro territorio e con lUfficio del Registro dei mesioteliomi di Milano.
Sarebbe inoltre auspicabile un confronto specifico e di merito con le associazioni imprenditoriali milanesi evitando una loro chiamata fuori che allo stato dei fatti risulterebbe come una anacronistica abdicazione nelle funzioni di rappresentanza.
Da qui sollecitiamo le associazioni imprenditoriali a sedersi intorno ad un tavolo per concertare soluzioni a problemi che riguardano tutti e che chiamano in causa tutti, industriali compresi.
Così comè altrettanto importante, una volta acquisita una mappatura completa del territorio, definire una programmazione con indicazioni temporali delle bonifiche da attuare scegliendo anche cosa è opportuno realizzare subito e cosa si può anche dilazionare nel tempo.
Unaltra criticità è rappresentata dalla mancanza di una visione organica del problema amianto e cioè un approccio che deve invece essere svolto comprendendo (così comè stato realizzato a Monfalcone) sia gli aspetti legislativi nazionali e regionali che la questione delle bonifiche ma anche gli aspetti epideomologici e sanitari.
Solo un approccio organico e unitario permette la definizione di leggi, piani, programmi non affrettati ma efficaci e credibili rispetto allobiettivo che noi abbiamo dichiarato e che anche i governi regionali e nazionali devono assumere.
In Lombardia e anche nella nostra realtà territoriale vi sono stati ritardi, lacune ed in parte sottovalutazioni sempre più inacettabili e da contrastare con forza.
Infatti, secondo i dati forniti dallIstituto Superiore di Sanità in Italia, se si considerano tutti i morti correlati allamianto, i morti sono circa tremila allanno. Tale mortalità è destinata a crescere nellarco dei prossimi trentanni.
Solo in Lombardia i morti sono stati dal 1988 al 1997 n. 1787 ( di questi un numero tutto altro che irrevelante sono stati nella provincia di Milano.
Altra criticità è rappresentata dalla mancanza di discariche autorizzate allo smaltimento dei rifiuti contenente amianto. La Regione Lombardia ha preso limpegno nel PRAL a definire nuove discariche monorifiuto, tuttavia nulla di concreto si è ancora attuato.
Occorre fra laltro da domandarsi se lunica politica possibile per lo smaltimento dei rifiuti contenente amianto sia solo quella rappresentata dalle discariche.
Appare urgente e indispensabile avviare un percorso credibile ed effettivo per la realizzazione delle discariche necessarie e dare quindi sfogo allo smaltimento di tali rifiuti.
Il PRAL ( piano regionale amianto Lombardia )
approvato un mese fa dalla Giunta Regionale
Nel settembre del 2003 in attuazione della legge 257/92 ( la legge che ha messo al bando lamianto su tutto il nostro territorio nazionale ) è stata emanata la legge regionale n. 17 che prevede lentrata in vigore del Piano Regionale Amianto ( PRAL ) entro 90 giorni dallentrata in vigore della legge.
Il Piano doveva contenere tutte le azioni , gli strumenti e le risorse necessarie per la bonifica di amianto nella nostra regione.
Tale piano è stato approvato il 16 febbraio scorso, esattamente dopo 15 mesi (450 giorni) con un notevole ritardo rispetto ai tempi previsti
Il nostro giudizio su tale piano rimane critico e di forte insoddisfazione.
Il piano fa riferimento allesigenza di dotarsi e di realizzare una mappatura per poter procedere in modo efficace alle bonifiche, ma, si affida solo al telerilevamento da aereo (cosa utilissima ma che non può essere lunica; per le evidenti difficoltà ad individuare presenze damianto non solo poste orizzontalmente, così come il telerilevamento non è efficace a determinare leffettività dello stato di conservazione dei manufatti contenenti amianto).
Inoltre le risorse messe a disposizione per tutte le azioni lì previste, appaiono ridotte ( tanto è vero che le aree da mappare vengono definite in relazione alle risorse disponibili ) Si è passati fra una stesura e laltra da uno stanziamento previsto in quasi 5 milioni di euro agli attuali 1.630.000 euro.
Un PRAL che affronta il problema amianto non rispetto alla gravità di tale problema ma di risulta rispetto alle (poche) risorse disponibili.
Poco ed in modo poco efficace si dice qualcosa in più sullattivazione di percorsi di reale bonifica, delle risorse pubbliche e private necessarie a tal fine, dellapporto e del ruolo dei diversi attori istituzionali e sociali.
Il documento conclusivo della Conferenza si conclude costituendo un proprio Osservatorio per seguire lo sviluppo del lavoro ai diversi livelli e sui vari temi con funzioni di coordinamento e di pubblicazione periodica degli esiti delle diverse iniziative regionali e territoriali con lobiettivo esplicito e dichiarato di chiudere definitivamente il dramma amianto entro il prossimo decennio.
Obiettivo che facciamo nostro e che intendiamo realizzarlo anche in una realtà come quella Milanese e Lombarda . Obiettivo che è stato lanciato a Monfalcone dal sindaco di quella città con una parola semplice ma efficace: Mai più amianto , fra 10 anni mai più amianto !
Se vogliamo che tale affermazione non rimanga tale e si traduca in atti e azioni concrete occorre rapidamente definire percorsi, progetti e tempi che ne diano credibilità nella sua attuazione concreta.
Ed è in questottica che si pone la nostra iniziativa doggi fatta non solo per raccontare di ciò che si è fatto, discusso e deciso a Monfalcone ma anche per ragionare sulla nostra realtà territoriale.
Stato dellarte nellarea metropolitana milanese
La situazione più nota è riferita alle aeree dismesse delle aziende ex siderurgiche collocate nel territorio del comune di Sesto San Giovanni.
Certamente meno nota ed anche meno indagata sono invece le aree della Pirelli Bicocca di Milano venuta alla nostra attenzione per il crescere di patologie asbesto derivate da esposizione allamianto. Certo le tipologie e le cause appaiono differenti e probabilmente lo sono, rispetto a quelle registrate ed indagate nelle aree di Sesto S.Giovanni ma non per questo sono meno pericolose e gravide di ricadute sulla salute di alcuni ex lavoratori Pirelli.
Viene spontanea una domanda: esistono nel territorio metropolitano milanese altri siti produttivi coinvolti in passato dalla presenza nella loro produzione o lavorazione damianto ?
Per rispondere a tale domanda occorre fugare la tendenza di creare facili o ingiustificati allarmismi è invece più utile e necessario sviluppare unindagine , una mappatura più aderente alla realtà del nostro territorio. Urgono scelte adeguate assunte dalla Regione capaci di mobilitare le Province e i Comuni con lapporto delle parti sociali e delle associazioni coinvolte su tali problematiche.
Sappiamo che la presenza damianto è diffusa anche nelle infrastrutture di servizio pubblico ( ATM stazioni metrò massicciate ferroviarie della linea 2 del metrò in superficie ) nelle coimbentazioni dedifici pubblici e privati e in molte aziende di quei settori produttivi dove era solito luso di lavorazioni a caldo.
Pensiamo per esempio, oltre alle aziende della siderurgia, alle aziende del settore vetrario, ai diversi settori delledilizia ad iniziare dalle imprese coimbentatrici, ad alcune aziende chimiche, ad alcune aziende che nel loro processo produttivo erano oggettivamente a rischio incendio, alle aziende di trasporto, ad alcune lavorazioni tessili.
In termini sindacali ai lavoratori metalmeccanici, lavoratori edili, chimici, trasporti.
Centrale è quindi il coinvolgimento delle nostre strutture di direzione di tali categorie e settori ed insieme con loro delle nostre RSU e RLS.
Criticità
La mancanza di una mappatura precisa in cui siano evidenziati tutti i siti produttivi interessati, gli edifici pubblici e privati comprese alcune possibili strutture pubbliche interessate soprattutto se destinate alla pubblica utilità , in una parola la reale dimensione del problema nel nostro territorio
La mappatura è anche il primo gradino di una scala al cui termine cè solo leliminazione del problema amianto.
Una visione che sembra mettere in evidenza un modello Lombardo capace di rispondere a logiche di mercato invece che ai bisogni dei cittadini Lamianto non può certamente essere considerato come una cosa o un episodio marginale.
Un PRAL che deve essere ripreso, implementato e adeguatamente finanziato.
Un percorso che deve essere teso al pieno coinvolgimento dei comuni e delle province, insieme a quello delle parti sociali e sindacali.
Cosa proporre (Proposte di lavoro)
a) Mappatura nella quale indicare sia i siti produttivi di rilevante dimensione che quelli di piccola o media edifici pubblici (comprese scuole, ospedali, sedi istituzioni, INPS, case popolari) edifici privati. Necessaria allo scopo anche una politica di incentivazione alla denuncia e allintervento per rimuovere lamianto.
b) Interventi legislativi atti a favorire un progetti di bonifiche che non riguardino solo le grandi realtà produttive ma linsieme delle aziende e le realtà territoriali coinvolte (incentivazioni, piani con tempificazioni precise degli interventi, controlli e monitoraggio continuo svolto dagli uffici pubblici competenti in raccordo con le diverse ASL).
c) Attivare ruoli e compiti delle autonomie locali ( Comuni, Province, Regioni ) oltre a quello dello Stato Italiano.
d) Per lo smaltimento rifiuti tossici (contenenti amianto) non solo in discarica ma attivando in forma sperimentale e controllati progetti e percorsi alternativi: vetrificazione come viene fatto in Francia, altri metodi sperimentati già in altri stati.
e) Mettere in moto e mobilitare la società civile e politica (istituzioni, enti , forze politiche, organizzazioni sociali dei lavoratori e delle imprese , associazioni) anche attraverso momenti di concertazione finalizzati allobiettivo condiviso e dichiarato di eliminare da ora a dieci anni dellamianto qui a Milano come in Lombardia e nel resto del nostro Paese.
Concludendo possiamo virgolettare, richiamando cosè il mesiotelioma.
Il mesotelioma è un tumore raro, lamianto è il responsabile di una crescita esponenziale rilevante di tale tumore.
I medici ci dicono che le risposte migliori contro il mesotelioma si ottengono solo con strategie di cure combinate, diagnosi precoce.
Ecco perché ogni lassismo è colpevole di un ritardo nellintervento sulla malattia, che quando viene diagnosticata non precocemente, può essere solo tamponata con risultati molto parziali.
E urgente intervenire!
Con liniziativa odierna, CGIL CISL UIL Milanese, chiamano linsieme della società ad una battaglia di civiltà. Ai nostri ospiti chiediamo di esprimersi sulle nostre proposte, che rimangono aperte al contributo di tutti coloro che insieme a noi vorranno impegnarsi per sbarazzarsi dellamianto, per guardare al lavoro, al diritto al lavoro e alla salute per i lavoratori e i cittadini.
Noi continuiamo con ostinazione a ribadire che la salute e la sicurezza di chi lavora non sono un lusso per i periodi floridi, sono unessenziale parametro per valutare la civiltà di un Paese.
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