sindacato milanese:

Attivo unitario Cgil Cisl Uil di Milano (18 aprile 2005)

Il documento conclusivo
(Approvato dall’assemblea degli Rls/Rlst
e dei responsabili delle categorie coinvolte di Milano)
L’Amianto e i suoi derivati sono stati, senza dubbio, materiali abbondantemente utilizzati, sia in alcuni processi produttivi, che nella coibentazione degli edifici pubblici e privati anche nell’area metropolitana milanese.
I morti per asbestosi, per malattie asbesto-correlate e per mesoteliomi della pleura sono stati dalla fine degli anni 90 ad oggi alcune migliaia in Lombardia e l’area metropolitana di Milano è stata fra le aeree territoriali maggiormente colpite.
In Italia tale utilizzo fu messo al bando con la legge 257 del 1992
Ci vollero più di 20 anni perché i lavoratori e i sindacati, insieme con un variegato mondo associativo, riuscissero a ottenere quella legge che fra l’altro è una delle più avanzate al mondo
Come affermato nella seconda conferenza non governativa di Monfalcone del 12/13 novembre siamo oggi nella fase dei decreti applicativi, quella dell’applicazione e attuazione della legge in cui centrale è, e sarà, l’azione del sindacato confederale unitario.
L’obiettivo è quello di contrattare con i livelli istituzionali locali (Regione, Provincia, Comuni) azioni e interventi legislativi coerenti con tale impostazione e con i dettati della legge 257.
La legge regionale 17 del settembre 2003 proposta da alcuni gruppi regionali è indubbiamente positiva e và in questa direzione
Il Pral (Piano regionale amianto Lombardia), pur definendo alcuni interventi condivisibili, come la necessità inderogabile di una mappatura regionale della presenza d’amianto (attraverso il telerilevamento), presenta limiti ed elementi di forte criticità.
Manca una visione strategica e organica, non è chiarito come e quando intervenire sugli aspetti inerenti alle bonifiche così come poco è definito rispetto ai complessi problemi epidemiologici e sanitari.
Sulle bonifiche, non si può affidare solo alle poche e isolate buone volontà espresse da qualche amministrazione comunale, ma sarebbe necessario e utile determinare le condizioni per un volano economico e finanziario in grado di coinvolgere le risorse e le disponibilità dei privati.
Un comune come quello di Milano, proprio per il suo ruolo e per la presenza non irrilevante di tali problematiche ambientali e territoriali, non può restarne fuori e và invece opportunamente attivato e sollecitato dalla Regione Lombardia.
Il capitolo delle risorse è un elemento negativo: non si può, infatti, pensare che con circa 1.600.000 euro si esaurisca tutto, si rischia persino di non riuscire a realizzare tutto il telerilevamento del territorio lombardo
Risorse e organicità sono aspetti essenziali e la loro mancanza suscita in noi una nostra forte critica
Il Pral che deve essere ripreso, implementato e adeguatamente finanziato attraverso un percorso capace di coinvolgere i comuni, le province, le organizzazioni sindacali e quelle dei datori di lavoro
Azioni che vanno decise e attuate in rapporto e coordinamento con le confederazioni sindacali regionali lombarde.
La situazione del territorio milanese, come affermato nella relazione introduttiva, non è solo rappresentata dalle aree dismesse delle aziende siderurgiche di Sesto S. Giovanni, ma da altre aeree finora poco conosciute e indagate.
Non vanno inoltre dimenticate le esposizioni definite atipiche, così come ci viene segnalato dalle strutture sanitarie e dallo stesso registro dei mesioteliomi lombardia.
Le categorie e i settori coinvolti sono quelli del metalmeccanico, dell’edilizia, del chimico, del trasporto su rotaia (Mm e Ferrovie) e di alcune produzioni tessili
Certo non si tratta di creare facili e ingiustificati allarmismi ma è invece necessario sviluppare una seria e corretta indagine con il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali, gli enti preposti (Asl; Ufficio Registro Mesioteliomi, ecc), le parti sociali e l’insieme delle associazioni operanti anche a Milano e in Lombardia su tali problematiche
Fondamentale a tale scopo è il ruolo che un comune come quello di Milano può e deve svolgere in rapporto con gli altri comuni dell’hinterland, con la Provincia e con la Regione Lombardia.
Ci sono altri aspetti, per noi importanti. Il primo riguarda il problema dello smaltimento e della messa in sicurezza dei manufatti contenenti amianto (discariche speciali e opportunamente attrezzate, procedimenti di vetrificazione o altro). Il secondo riguarda i materiali utilizzati o utilizzabili per la sostituzione d’amianto (la loro effettiva non tossicità e non cancerogenicità).
Il terzo, ma certamente non meno importante, è quello legato agli aspetti sanitari ed epidemiologici di possibile prevenzione e cura dei lavoratori e dei cittadini esposti, così come deve essere garantito il giusto risarcimento per coloro che avessero purtroppo contratto una malattia professionale asbesto correlata.
Tutte queste cose sottolineano ed evidenziano la necessità chiara ed ineludibile di una visione organica e strategica; di una sede di coordinamento capace di coinvolgere nelle fasi propositive e d’attuazione le diverse istituzioni, le parti sociali e anche proprio per le loro competenze e compiti le Asl, i medici di base e i medici del lavoro, e il Registro dei Mesoteliomi; di un significativo e adeguato stanziamento di risorse certe ed esigibili
Oggi ciò che è stato l’uso dell’Amianto, la sua tossicità, i suoi gravi danni alla salute degli individui che ne sono stati esposti sono conosciuti, ma i problemi connessi al suo utilizzo avvenuto prima del ’92 sono tuttora presenti e vanno affrontati e risolti
Oltre ai problemi che devono essere affrontati a livello nazionale, già ripresi ed evidenziati dalla conferenza di Monfalcone del novembre 2004, vi sono cose che richiamano le responsabilità e le competenze delle istituzioni regionali, provinciali e dei comuni interessati e coinvolti.
Cgil, Cisl e Uil di Milano fanno proprio l’obiettivo proposto a Monfalcone: entro 10 anni mai più amianto!
Perché questo obiettivo sia credibile, occorre che esso venga condiviso da tutti i soggetti politici e sociali (dai sindacati, dal mondo associativo, dalle istituzioni e dalle associazioni imprenditoriali).
Occorre aprire una fase di confronto e di possibile concertazione tesa a definire le azioni, le possibili e necessarie sinergie, gli interventi legislativi e le sedi d’incontro di coordinamento e di governo nonché di monitoraggio continuo sul territorio e conseguenti politiche di controllo attivando e valorizzando le autonomie locali e gli enti a tal fine preposti (Asl, Registro Mesioteliomi Lombardia).
Ciò è necessario non solo a livello regionale ma anche qua, nel rapporto con la Provincia e con l’insieme dei Comuni a iniziare dal Comune di Milano.
La legislazione nazionale e regionale va attuata e, in alcuni casi, rivista con la disponibilità e l’esigibilità di risorse congrue all’ottenimento degli obiettivi che ci si pone.
Una grande mobilitazione politica e sociale (sia della cosiddetta società civile che di quella del mondo politico e istituzionale) è l’unica in grado di essere premessa per una politica in grado di risolvere il problema con scelte appropriate e doverose.
Non è la mappatura, con il telerilevamento, l’unica questione definita centrale ed esaustiva, ma sono le bonifiche territoriali e ambientali, il ruolo e funzione delle autonomie locali, le questioni sanitarie legate alla diagnosi precoce, alla ricerca delle cause, alla cura possibile e all’assistenza socio sanitaria
Le Segreterie di Cgil Cisl e Uil milanesi s’impegnano a definire e riunire entro il mese di maggio il gruppo di persone (Rls, operatori e tecnici) che per il sindacato costituiranno un Osservatorio a supporto delle azioni sopra ricordate.