INDICE Inverno 1999 Anno terzo n. 1
LA FORMAZIONE DEGLI RLST: lineamenti generali
La prevenzione nell'artigianato
LA COLLABORAZIONE TRA I DIVERSI SOGGETTI PORTA I RISULTATI
LA FORMAZIONE DEGLI RLST: lineamenti generali
Ogni Rlst deve rispondere della salute e sicurezza dei lavoratori in migliaia di imprese (prevalentemente piccole e piccolissime). Per queste figure si deve progettare un percorso formativo del tutto particolare. Occorre partire dal presupposto che l'Rlst dedichera' una parte consistente del suo tempo di lavoro (se non tutto) a questa attivita', e per questo sara' retribuito. Si introducono quindi elementi di professionalizzazione piu' accentuati, anche se non contrastanti con la nostra impostazione di fondo, che riconosce comunque all'Rls un ruolo di figura competente. Questa osservazione ha un'immediata ripercussione sull'investimento formativo, che dovra' necessariamente essere cospicuo. Ma non si tratta solo di un aspetto quantitativo. Vi sono almeno tre ulteriori elementi di carattere qualitativo: la necessita' di garantire anche una formazione piu' propriamente tecnica; la necessita' di introdurre sostanziali modificazioni nella formazione al ruolo, che pur rimanendo prioritaria non e' assolutamente sovrapponibile a quella destinata agli Rls di impresa; la necessita' di impostare una sorta di formazione permanente che, per ovvi motivi, dovra' travalicare il paradigma della formazione d'aula. Si apre qui, il vastissimo tema della formazione a distanza e dei collegamenti on line, che in questo caso puo' essere affrontato con minore preoccupazione che in altri campi. L'Rlst dovra' occuparsi di una rete di imprese. Da questa affermazione discendono quattro forti input formativi: l'ideazione, implementazione, gestione di una qualche forma di Sistema informativo, da intendersi preminentemente come capacita' di interagire con sistemi informativi territoriali esistenti; lo sviluppo di una capacita' relazionale per nulla naturale, quale potrebbe essere per esempio quella di un Rls eletto da un certo numero di lavoratori che lo incontrano tutti i giorni e che presuppone una strumentazione del tutto particolare; la programmazione degli interventi, con particolare riferimento alla capacita' di individuare priorita' e di ottimizzare le risorse a disposizione; l'interazione con altri soggetti che operano in qualche modo su territori e non sulla singola impresa, sia nell'area dei professionisti (medici competenti, consulenti) sia nell'area delle istituzioni (Spsal delle Asl). Questo aspetto e' tanto importante da meritare un'area tematica quasi del tutto nuova: il rapporto con gli enti locali. L'Rlst dovra' convivere con una serie di Rls di impresa espressi dal suo stesso comparto. La necessita' di intrattenere rapporti corretti e utili, rispettosi dei reciproci campi di azione, ma anche in grado di sviluppare utili sinergie, richiede un apporto formativo specifico. L'Rlst dovra' essere in grado di conoscere problemi e soluzioni per una serie estremamente ampia e variabile di realta' produttive. Ferma restando la scelta formativa di base, che si e' rivelata vincente, di trasmettere prima di tutto, piuttosto che una massa indistinta e insostenibile di nozioni, i criteri, i metodi, i canali, per ottenere il sostegno e le informazioni che servono quando servono, non c'e' dubbio che per l'Rlst si dovra' parlare di una vera e propria formazione alla documentazione. Gli Rlst espressi da un determinato territorio o comparto costituiranno di fatto una squadra. E' dunque facilmente ipotizzabile, come in tutte le squadre, anche una sorta di divisione del lavoro di tipo territoriale, contenutistico o altro. Ne derivano tre importanti conseguenze sul piano formativo: prima di tutto, gli appartenenti alla stessa squadra devono essere formati insieme; deve essere fornita una certa formazione al lavoro di squadra; devono essere previsti (per l'opzione della divisione tematica del lavoro) una fase propedeutica (molto sostanziosa) e momenti di approfondimento specialistici, con percorsi differenti per i diversi membri della squadra. L'attivita' dell'Rlst avra', nelle fasi di avvio, un carattere fortemente sperimentale e innovativo. Per questo siamo fortemente orientati a un percorso evolutivo del tipo formazione/intervento, sul quale For ha gia' elaborato e sperimentato una proposta metodologica. E' lecito ipotizzare che l'Rlst si occupera' prevalentemente di piccole e piccolissime imprese. La formazione dovra' tenere questo aspetto nel dovuto conto. Si tratta infatti di imprese in cui la storia e la presenza sindacale e' a volte assai sfumata, e in cui la figura del datore di lavoro assume connotazioni del tutto particolari. Per tutti questi motivi si intravede un rischio e una opportunita'. Il rischio e' che l'Rlst sia costretto a vicariare ruoli mancanti o incompleti. L'opportunita' e' che l'Rlst sviluppi una funzione di mediazione intesa nel senso piu' nobile del termine. Concludiamo ricordando come, a proposito degli Rlst, il ruolo degli Opt sia ancora piu' determinante che per gli Rls.

EMILIO VOLTURO
SUPERVISORE DIDATTICO DI FOR

La prevenzione nell'artigianato
LA COLLABORAZIONE TRA I DIVERSI SOGGETTI PORTA I RISULTATI
Per le aziende con meno di 15 dipendenti, la funzione dell'Rls puo' essere svolta da un unico rappresentante territoriale per piu' imprese (Rlst). Tale scelta diventa quasi cogente nel caso delle imprese del turismo e del comparto edile. I sindacati dei lavoratori e le associazioni imprenditoriali vengono riconosciuti dalla legge come promotori della partecipazione e formazione dei lavoratori. Devono inoltre contribuire a risolvere i problemi che dovessero sorgere tra i lavoratori e il loro rappresentante e i datori di lavoro. Il sistema contrattuale, applicativo del decreto legislativo, e' particolarmente sviluppato e assegna all'organismo paritetico un ruolo di promozione e coordinamento dell'azione dei rappresentanti dei lavoratori e dell'interscambio tra datore di lavoro e lavoratori. A Milano l'organismo paritetico territoriale per l'artigianato (Opta) ha competenza provinciale ed e' operativo da quasi un anno presso la sede di via Farini 40, in attesa di una sede istituzionale. Fino a oggi si e' visto poco perche' e' stato impegnato soprattutto dalla soluzione di problemi organizzativi e di funzionamento, dall'attivita' di comunicazione con le imprese e dalla messa a punto del rapporto con gli Rlst, gia' nominati da Cgil Cisl e Uil. Nel contempo ha gia' affrontato e avviato a soluzione il contenzioso per l'accesso di un Rlst in un'azienda. Le convenzioni che l'Opta puo' stipulare con gli enti pubblici, senza confonderne i rispettivi ruoli, sono un tassello fondamentale per ottenere informazioni e contributi formativi, per dare sicurezza all'imprenditore che s'impegna per migliorare la prevenzione e per sostenere e sviluppare tecniche e strumenti dell'approccio partecipativo alla prevenzione. Tali accordi di cooperazione possono essere realizzati con le unita' operative delle Asl e con la direzione provinciale dell'Inail. Attraverso l'azione congiunta di Opta, Rls, Rlst e imprenditori si possono ottenere risultati importanti.

Segnalare i pericoli senza essere licenziati o essere costretti a dimettersi
Nella ditta Egidio Duomo (attivita' di estetica con 4 dipendenti) una lavoratrice e' stata vittima di un incidente sul lavoro con rischio di contrarre l'Epatite C. Le cause si possono far risalire alla mancanza di una specifica valutazione dei rischi, come pure di procedure di prevenzione e di adeguata informazione ai lavoratori. La datrice di lavoro si era auto-nominata responsabile del servizio di prevenzione e protezione, ma si era ben guardata sia dal seguire un percorso di formazione sia dal fare direttamente la valutazione dei rischi. Cosi' la sua ignoranza, impreparazione e fuga dalla responsabilita' sono risultate dannose sia per la lavoratrice che per l'azienda stessa. Quando la lavoratrice e' incidentalmente venuta a contatto con il sangue infetto di una cliente, la titolare, spaventata dall'accaduto, ha attuato soluzioni improvvisate e non rispondenti alle reali necessita' di prevenzione. Prima ha teso a scaricare le responsabilita' e, di fronte al darsi da fare della dipendente, ha deciso di licenziarla. In seguito, quando l'Rlst ha chiesto di visitare gli ambienti di lavoro, si e' messa in mano a consulenti e avvocati spendendo un sacco di soldi. Il sopralluogo e' stato molto proficuo, ma di nuovo la titolare, non ha colto la possibilita' di una collaborazione con l'Rlst. Il caso avrebbe potuto essere gestito in modo intelligente con la sorveglianza sanitaria della lavoratrice che aveva subito l'incidente e il miglioramento della prevenzione per il futuro. Invece lo scarso funzionamento dell'Opta unito alla disinformazione della datrice di lavoro hanno trasformato la situazione in un caso di rilevanza penale per il maltrattamento subito dalla lavoratrice, nonche' di rilevanza economica a causa del suo licenziamento. In altri due casi i lavoratori che avevano segnalato i pericoli presenti e la situazione di rischio professionale sono stati licenziati. Si tratta di una ditta elettromeccanica di Cologno Monzese, con 4 dipendenti, e di un'altra di Pero, con 10 dipendenti, che opera nel comparto dell'allestimento fieristico. Nel primo, un lavoratore, per altro molto giovane ma professionalmente capace, ha dettagliatamente descritto le carenze delle macchine e i pericoli dell'attivita'. Subito il datore di lavoro ha incominciato a tartassarlo in vario modo con lo scopo di farlo desistere e poi dimettere. Quando l'Rlst ha richiesto l'accesso in azienda, il datore di lavoro lo ha tenuto fuori del cancello, impedendogli l'esercizio di tale diritto. Il comportamento del titolare e' oggi oggetto di un ricorso alla magistratura. Nell'altro, dove il lavoro richiede abitualmente orari particolari anche notturni e festivi, viaggi, trasferte in tutta Europa e frequenti spostamenti di carichi, un lavoratore, infortunato e soggetto a dolori di schiena, ha tentato inutilmente di rendere piu' sano e sicuro il lavoro. I 7 lavoratori di un'azienda di Carugate, la Sbm che fa lucidatura e pulitura di metalli, hanno segnalato che c'erano dei gravi problemi: lavorano in un locale privo di impianto di riscaldamento e per ovviare accendono una fiamma libera dentro un bidone. Inoltre l'attivita' propria dell'azienda (pulitura di metalli) comporta particolari rischi, che non sono adeguatamente valutati e soggetti ad appropriate misure di prevenzione. I lavoratori non sono dotati di dispositivi di protezione individuale corrispondenti alla necessita', ne' sembrano aver ricevuto le informazioni e le istruzioni necessarie, tantomeno la formazione indispensabile a prevenire i rischi presenti. L'Rlst ha fatto richiesta scritta per poter visitare gli ambienti di lavoro. Nonostante l'accordo scritto che fissava la data per l'incontro con il datore di lavoro e con il rappresentante dell'associazione imprenditoriale, quando l'Rlst si e' presentato all'appuntamento non gli e' stato possibile entrare in azienda. Nel frattempo per le cattive condizioni alcuni lavoratori si sono licenziati. La situazione e' stata denunciata all'Opta, che ha preso contatto con l'azienda per permettere il sopralluogo.

Quando l'Rls sbuca dall'uovo di Pasqua
Spesso e' accaduto che, non appena un Rlst richiede informazioni a un'azienda o fa domanda di visita agli ambienti di lavoro, il datore di lavoro rivela una prontezza insospettata nel dichiarare l'esistenza di un fantomatico Rls interno. L'Rls, che spesso non esiste, o che e' stato nominato il giorno stesso dal datore di lavoro e imposto agli altri dipendenti (e che quindi non ha partecipato a nessun tipo di formazione specifica) spesso si rivela essere figlio o cognato dello stesso imprenditore, e, a questo punto, allora, perche' il datore di lavoro stesso non si autonomina rappresentante dei lavoratori per la sicurezza? In casi di questo genere dovrebbe intervenire l'Opta, l'organismo paritetico che si occupa della regolarita' delle nomine e della formazione dei rappresentanti della sicurezza, nonche' di far conoscere alle aziende l'esistenza e il ruolo dei rappresentanti territoriali.

La prevenzione partecipata
La prima fase di quello che noi chiamiamo il ''normale ciclo della prevenzione partecipata'' e' rappresentata dalla richiesta di informazioni e documentazione da parte dell'Rlst all'Opta. L'Rlst invia una richiesta scritta finalizzata a definire e a mettere a fuoco la conoscenza oggettiva dell'impresa con cui si vuole iniziare un rapporto di collaborazione. Alcune aziende hanno risposto positivamente, con loro e' possibile continuare un percorso di lavoro. Nel caso di una ditta di Pioltello, un'azienda di stampaggio plastica, con 4 dipendenti, i titolari malgrado non siano iscritti ad alcuna associazione artigiana e nonostante i problemi strutturali di crisi che investono il settore, si sono interessati al problema salute e sicurezza. Hanno infatti realizzato per iscritto la valutazione dei rischi e hanno risposto alle domande dell'Rlst sulla situazione organizzativa, ambientale e impiantistica, indicando anche attrezzature e sostanze usate. In un altro caso, l'azienda Rps di Bresso che si occupa di costruzione stampi (10 dipendenti) ha risposto fornendo tutte le informazioni richieste sia all'Opta che all'Rlst. Tuttavia, in questo caso c'e' gia' una Rls interna che e' stata mandata a un corso gestito da For, la societa' di formazione costituito da Cgil, Cisl, Uil.

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