ADDO BURIANI, Rsu dell'Ansaldo
AMIANTO: sette anni dopo la legge 257
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Autunno 1999 |
Anno terzo n. 2 |
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Da quando, per legge, e' stato decretato il divieto di lavorazione, utilizzo e produzione, e' iniziato il lavoro dei rappresentanti sindacali aziendali e del sindacato per verificare le conseguenze dell'esposizione all'amianto, sotto forma di intossicazioni, malattie professionali e patologie causate dalle sue fibre, come l'asbestosi che ha tempi di latenza molto lunghi.
Gazzettino: L'Ansaldo e' una delle aziende in cui l'impegno dell'Rsu sul problema dell'amianto e' stato piu' forte. Qual e' stata la vostra esperienza?
Buriani: Il nostro impegno risale al 1982, quando ancora mancava una conoscenza specifica degli effetti dell'amianto, partendo dai risultati degli esperimenti sui 'differenziali Mac di assorbimento' compiuti negli Stati Uniti. Fummo coinvolti da Medicina Democratica in un lavoro su questo problema, ma alloranon ci presero in considerazione, non solo l'azienda, ma anche i nostri stessi compagni di lavoro. I primi decessi dovuti all'amianto si verificarono verso la fine degli anni '80. Inizialmente anche i medici tendevano a sottovalutare il problema, considerando i primi casi semplici tumori al polmone. In seguito, anche per l'interessamento di alcuni famigliari, e' emerso che queste persone avevano lavorato a lungo con l'amianto, e che erano decedute per un mesotelioma, che ha come unica causa scatenante l'ingestione di una certa quantita' di fibre d'amianto.
Gazzettino: Oggi siete impegnati nelle richieste per il riconoscimento dell'esposizione dei lavoratori coinvolti, e nella sorveglianza medica.
B: Quando fu varata, la L. 257/92 prevedeva la possibilita' di una riduzione degli anni lavorativi solo per chi avesse estratto, manipolato o lavorato l'amianto in maniera diretta. Successivamente, una circolare del ministero estese il beneficio a chiunque avesse lavorato in un ambiente in cui veniva utilizzato l'amianto.
Gazzettino: Come usavate l'amianto in Ansaldo?
B: L'amianto veniva usato come protezione coibente e come protezione dalla temperatura. Lavorando sui grossi spessori, era necessario portare i materiali ad alte temperature, fra i 150 e i 300 gradi. Si usavano allora coperte, cuscini e indumenti di amianto per proteggersi dal calore. Veniva inotre usato anche per le guarnizioni e per qualsiasi applicazione che richiedesse il contatto con le alte temperature. Il consumo annuo di amianto all'Ansaldo era notevole, forse nell'ordine delle tonnellate. Per quanto riguarda la sua sostituzione, gia' alla fine degli anni '80 venivano usate solo fibre sostitutive, anche se rimanevano dei residui nei reparti. Nel settore nucleare e convenzionale di grosso spessore, l'uso massiccio dell'amianto era cominciato negli anni '70, mentre nel settore ferroviario anche un po' prima. Oggi l'Rsu, con l'Asl di zona e la Clinica del Lavoro di Milano, sta compiendo un lavoro di screening su circa un centinaio di lavoratori che si sono offerti volontariamente, per capire, oltre ai 5 casi conclamati, quanti altri sono stati contaminati e a che livello. Su 110 persone, sono stati riscontrati 15 casi di danni alla salute sicuramente provocati dall'esposizione all'amianto, per i quali l'Asl ha avviato le pratiche per il riconoscimento della malattia professionale. Dal punto di vista amministrativo, l'obiettivo e' quello di ottenere l'accorciamento del periodo lavorativo per i lavoratori esposti. In base alla legge, questo consentirebbe di anticipare il pensionamento di un anno per ogni due anni di esposizione.
Gazzettino: Non e' facile riuscire a ricostruire le vicende che riguardano l'utilizzo dell'amianto in un'azienda. Se dovessi dare dei suggerimenti a un Rsu o Rls?
B: E' necessario utilizzare l'esperienza fatta da altri: questo permette di accorciare il percorso da compiere. Abbiamo iniziato circa cinque anni fa, ma, trattandosi di una novita', allora non c'era nemmeno la modulistica. Strada facendo si e' realizzato tutto quanto serviva, anche gli enti e i sindacati hanno fatto la parte che gli spettava. Oggi siamo alle vie legali, perche' alcune aziende, che non hanno pagato il contributo aggiuntivo, negano addirittura di avere utilizzato l'amianto. Per fortuna la memoria storica dei consigli di fabbrica, delle commissioni interne e poi delle Rsu hanno permesso di ricostruire queste vicende. Bisogna raccogliere tutta la documentazione su quello che si e' fatto negli anni trascorsi: in tal modo si pongono le basi per la buona riuscita, anche se il lavoro e' comunque lungo e c'e' ancora troppa approssimazione.
Gazzettino: Quindi il primo passo e' la raccolta del maggior numero di elementi di informazione sui lavoratori esposti, a partire da ordini di servizio, mansionari
B: Esatto. E anche fatture, bolle di entrata e di uscita, fotografie, analisi e interventi delle Asl. Tutte queste cose consentono di avere una documentazione sulla quale Inps e Inail saranno poi costretti a indagare, altrimenti la cosa si risolvera' in un semplice atto amministrativo, una visita dell'addetto Inail di zona il quale chiedera' all'Azienda se ha usato l'amianto, se poi l'Azienda neghera', l'indagine si concludera' con un rifiuto del riconoscimento.
Gazzettino: Il secondo passo e' essere molto chiari con i lavoratori e spiegare che per ottenere il riconoscimento occorre avere operato a contatto con l'amianto per almeno 10 anni, anche se presto questo limite potrebbe essere rivisto in senso piu' favorevole.
B: Questo spesso fa arrabbiare i lavoratori, che obiettano che per ammalarsi basta un periodo piu' breve. In questo caso occorre rivolgersi alla strutture mediche e accertare se si e' affetti da mesotelioma, in quanto questa patologia e' sicuramente causata dall'esposizione all'amianto. Solo con indagini mediche approfondite si ottengono risultati. Va detto pero' che su tutte queste cose la Regione Lombardia fa muro. È consigliabile rivolgersi a Inail e Inps attraverso i patronati sindacali, in quanto queste pratiche necessitano di un supporto forte e organizzato e richiedono di essere seguite passo a passo. L'Inail ha previsto un questionario molto particolareggiato per l'autocertificazione del lavoratore riguardo alle attivita' svolte in presenza di amianto. Questa procedura servira' probabilmente per l'attivita' di indagine dell'Inail davanti al Contrap, che e' l'organo paritetico composto dai rappresentanti delle parti interessate (Lavoratori, Aziende, Asl e Regione) incaricato di decidere se nelle aziende si sia fatto o meno uso di amianto e in che modalita'. Se i responsi del Contrap e dell'Inps sono sfavorevoli al lavoratore, e' necessario intentare causa contro l'Inps. Le prime cause pilota sono gia' avviate, anche se l'iter sara' molto lungo a causa delle difficolta' di interpretazione delle circolari dell'Inps.
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