R. Dobbiamo innanzitutto abituarci a parlare di pubbliche amministrazioni al plurale. L'immagine di una sola grande macchina burocratica, disciplinata dalle stesse regole e governata da ritmi e abitudini simili e' ormai fuori tempo, soprattutto dopo le riforme Bassanini che valorizzano al massimo i principi costituzionali di autonomia e decentramento e che, pertanto, riconoscono anche in via di fatto la varieta' delle singole situazioni amministrative e delle relative responsabilita'. Questa premessa e' utile anche per affrontare il tema dell'attuazione del decreto legislativo 626 in materia di tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro che appartengono al settore pubblico. Vi sono amministrazioni che gia' da tempo operano per garantire al massimo il diritto alla salute e alla sicurezza dei propri addetti e che, dunque, hanno preso sul serio le norme del decreto stesso. Vi sono, pero', altre amministrazioni che si sono mosse con notevole ritardo e che sono tuttora inadempienti. In linea di massima posso rilevare che le amministrazioni piu' virtuose sono quelle dotate di maggiore autonomia (le universita' e i centri di ricerca, per esempio), mentre le amministrazioni centrali dello Stato (i ministeri) hanno acquisito un'adeguata consapevolezza solo recentemente, anche grazie all'impegno e ai richiami del Dipartimento della Funzione pubblica.
D. Quali iniziative ha adottato in particolare il dipartimento della Funzione pubblica?
R. Anche in questo campo e' opportuna una premessa. Il Dlgs 626 assegna al dipartimento della Funzione pubblica una posizione marginale, rispetto alle responsabilita' e ai compiti piu' operativi che gravano su altri ministeri (Sanita' e Lavoro). Il dipartimento ha assunto un ruolo, per cosi' dire, di regia e di coordinamento, in quanto esercita istituzionalmente il compito di vigilare su tutte le amministrazioni affinché la loro attivita' e organizzazione si conformino al principio costituzionale del buon andamento. Il quale comporta innanzitutto il dovere per le pubbliche amministrazioni di applicare le leggi vigenti, anche quelle piu' difficili. Oltre a cio', sono stati proprio i sindacati a invocare (nel marzo dello scorso anno) un intervento deciso del dipartimento in presenza di un'inerzia ormai insostenibile delle pubbliche amministrazioni. Non potevamo non riconoscere la fondatezza delle doglianze dei sindacati del pubblico impiego. E abbiamo subito iniziato, sia pure con forze ridotte all'osso, una campagna di sensibilizzazione diffusa. In pochi mesi siamo riusciti a realizzare due importanti accordi di programma sottoscritti dalle amministrazioni centrali dello Stato, dal Formez, dall'Inail, dall'Ispesl ecc. Il primo riguarda la formazione e l'autoformazione diffusa. E' stato prodotto un pacchetto multimediale nella forma di compact disc, che nei prossimi mesi verra' distribuito a tutti i lavoratori dei ministeri interessati. Bisogna infatti assicurare quell'informazione minima, senza la quale diviene impossibile perseguire gli obiettivi del decreto legislativo. Il secondo accordo di programma ha consentito di promuovere una sorta di censimento a tappeto sull'attuazione (o meglio sull'inattuazione...) del decreto medesimo nelle sedi periferiche di tutti i ministeri e di conoscere i problemi che esse devono affrontare. La domanda principale che ci é pervenuta e', come era prevedibile, proprio quella della formazione. Non abbiamo perso ulteriore tempo: sono gia' stati avviati corsi di formazione decentrati sul territorio. Spero di conoscere presto il loro esito.
D. Quali problemi emergono in generale per garantire la piena operativita' delle norme del decreto 626?
R. Considererei per primo quello della formazione e del coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. E' proprio il piu' importante, nella situazione insoddisfacente in cui tuttora ci troviamo. Quanto piu' forte e consapevole sara' l'iniziativa che parte dal basso, quanto piu' matura e diffusa diverra' la percezione che i beni in gioco sono la vita stessa dei lavoratori, la loro serenita', il conseguente miglior rendimento nella loro attivita' quotidiana, tanto piu' sara' facile risolvere gli altri problemi per un'adeguata organizzazione per la sicurezza. Per quanto riguarda l'individuazione delle figure responsabili non ci deve essere confusione o sovrapposizione di ruoli: in ogni struttura periferica bisogna individuare con precisione il datore di lavoro, cosi' come e' importante che il responsabile per la sicurezza debba essere un operatore serio e competente (scelto magari in consorzio con altre amministrazioni se le ridotte dimensioni e le affinita' delle mansioni lo consentano). Né ci puo' essere confusione tra enti preposti ai controlli, i piu' rigorosi, e quelli che in permanenza devono garantire un'adeguata e amichevole assistenza nell'adeguamento dei luoghi di lavoro alle norme sulla sicurezza. Quanto agli investimenti, essi dovranno essere certamente aumentati, pur nella consapevolezza che in tempi di risorse scarse occorre massimizzare l'organizzazione comune tra piu' amministrazioni e la collaborazione con i piu' efficienti enti pubblici e anche privati che si occupano della sicurezza sul territorio. In ogni caso - lo dico con fermezza - la questione vitale della sicurezza non potra' mai divenire un business per speculatori disinvolti.