Con i lavoratori e le lavoratrici quali sono le percezioni del rischio che incontra, come si differenziano, per genere e attivita' lavorativa?
La cultura della sicurezza non e' solo trasmissione di dati, ma anche continua opera di sensibilizzazione delle persone, nel rispetto e nella valorizzazione delle loro specificita'. Uguali stimoli non sempre producono uguali reazioni. Per illustrare piu' chiaramente il concetto posso fare degli esempi. Le donne, rispetto agli uomini, hanno maggiore sensibilita' nella percezione del rischio e nella gestione della prevenzione. Tuttavia seguendo forse schemi di altruismo e abnegazione materna possono perdere molta della loro determinazione nel perseguire il proprio benessere qualora venga loro proposto un benessere collettivo, prioritario sul loro, di cui siano investite di qualche responsabilita'. D'altra parte gli uomini, in un primo tempo meno sensibili, se adeguatamente motivati, perseguono i propri obiettivi con maggior determinazione. Altro esempio riguarda l'inquinamento acustico in rapporto all'eta'. La scarsa comprensione dei danni alla salute che l'esposizione a rumore puo' comportare e' forse determinata, almeno per le lesioni a lungo termine, dall'impossibilita' di verificare nel quotidiano il danno e soprattutto dall'inesistenza del problema nel patrimonio culturale sociale. La fascia maggiormente esposta e' sicuramente quella giovanile, anche in considerazione delle attivita' extralavorative svolte, come quella di ascoltare musica ad alto volume. Pongono maggiori resistenze psicologiche alla presa di coscienza del problema, perché cio' comporta modifiche nello stile di vita non solo lavorativo. La percezione del rischio cambia a seconda dell'attivita'. Nel caso di studi professionali o piccole attivita', la percezione del rischio, paragonabile a quello di un ambiente domestico, e' praticamente nulla. Il pensiero dominante e': "un rischio che ho anche a casa, non e' certo un rischio da lavoro". La sicurezza non e' sicurezza sul lavoro, e' un modo di pensare e di vivere. Non credo che si potra' cambiare radicalmente il lavoro senza agire sul sociale.
Quali criticita' emergono a suo parere per realizzare la prevenzione, quali i possibili percorsi di soluzione? L'investimento economico e organizzativo relativo alla prevenzione dei rischi e' ancora insufficiente. La sicurezza deve essere integrata nella gestione generale dell'azienda. É necessario programmare, raggiungere e consolidare singoli obiettivi, di cui siano stati determinati tempi, costi, risorse dedicate, e soprattutto, entita' del rischio connesso da eliminare o ridurre. L'esperienza acquisita, meta dopo meta, fornisce importanti informazioni sul contesto lavorativo e sulle specifiche esigenze, su cui e' possibile tarare le modalita' di realizzazione degli interventi successivi.
Nella sua esperienza di informazione e formazione dei lavoratori, quali metodi utilizza, quali difficolta' ha incontrato? Quanto tempo occorre per raggiungere obiettivi consolidati? In sintesi, l'informazione e la formazione devono essere comprensibili, sintetiche, aderenti il piu' possibile alle problematiche della specifica attivita' lavorativa, con ampi spazi riservati a scambi di informazioni con i lavoratori ed eventuali approfondimenti. L'errore piu' comune e' quello di considerare i lavoratori alla stregua di computer su cui installare nuovi programmi e dimenticare che si lavora con uomini e donne. E se i tempi possono sembrare lunghissimi e' necessario ricordare che passo dopo passo si arriva lontano, insieme, e tutti.
Quali sono gli ambiti dove piu' si possono raccogliere elementi di arricchimento dell'analisi dei rischi e delle misure di prevenzione e protezione? Ci puo' segnalare qualche esperienza interessante? La piu' grande ricchezza e' il lavoratore. Noi possiamo fare congetture, progetti perfetti ma, senza il contributo del suo parere quotidiano, senza parlare con lui realizzeremo procedure sterili, che complicano il lavoro e solo apparentemente lo rendono piu' sicuro. Un'esperienza molto interessante e produttiva e' senz'altro la collaborazione avviata con le organizzazioni sindacali, sensibilizzate da sempre alla tutela del lavoratore e impegnate nello studio e nel miglioramento delle condizioni di lavoro.
Quale futuro prevede per una norma che dovrebbe eliminare o perlomeno ridurre i rischi da lavoro? Quando avremo eliminato o perlomeno ridotto i rischi da lavoro in ogni ambito lavorativo, non avremo cambiato le regole, ma le persone. É un processo lungo, anzi lunghissimo, che prevede un investimento continuo di risorse, ma che ripaghera' tutti, anche da un punto di vista economico, della sua buona riuscita.